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Il futuro del matrimonio cristiano.

(FILES) This recent file picture taken on February 6, 2013 at the Paul VI hall at the Vatican shows Pope Benedict XVI arriving for the weekly general audience. The Vatican spokesman announced that Pope says he will resign on February 28. AFP PHOTO / FILES / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

(Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty)

1. Il 16 luglio 2015 è morto a Cambridge l’antropologo culturale Jack Goody che si è occupato lungamente di Africa ed un po’ anche di Asia (come lui stesso diceva). Si è interessato molto di parentele e matrimonio ed è diventato noto al grande pubblico colto per il suo saggio del 2000 The European Family. An Historico-Anthropological Essay, edito in cinque lingue nella fortunata collana FARE L’EUROPA diretta da Jacques Le Goff.

Il cap. 3 di quel libro è dedicato a L’av-vento del Cristianesimo il cui messaggio centrale è il seguente. “I matrimoni contratti nella cerchia dei parenti più stretti  possono essere considerati come fattori  di consolidamento delle relazioni di parentela più ampie, specialmente all’interno di gruppi di parentela. La Chiesa [degli inizi] era invece interessata a indebolire questi vincoli più estesi, si trattasse di appartenenza al clan o a gruppi di parentela, per evitare che venisse messo in pericolo il crescente controllo che la Chiesa stessa esercitava sulla popolazione e la sua possibilità di acquisire lasciti”.

E nel cap. 11, l’ultimo: “Ho iniziato questo saggio con una disquisizione sull’influssso della Chiesa cristiana sui modelli euroasiatici di vita domestica. Quegli influssi sono in gran parte scomparsi, eccetto qualche sacca di resistenza come l’Irlanda, dove il divorzio e l’aborto non  sono accettati. Questa situazione si è determinata non solo grazie alle mutate prospettive ideologiche (“modernizzazione”) e alle mutue strutture dell’occupazione (capitalismo postindustriale), ma soprattutto grazie al parallelo processo di secolarizzazione.”

La tesi è più volte ripetuta modulata nella stesso capitolo.

Si capisce perché Goody fosse un ammiratore di Eric Hobsbawm, con il quale condivideva le idee marxiste, tanto da utilizzare nella propria costruzione teoretica della famiglia il saggi di F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato (1840).

L’analisi sommaria di Goody è troppo semplicistica perché possa essere presa globalmente sul serio, ma ci aiuta a comprendere come il “matrimonio cristiano” sia, o meglio, possa essere visto dal di fuori della Chiesa. Intendo dire che le teorie anticristiane sul tema ‘matrimonio’ sono talmente diffuse nelle nostre società occidentali da impregnare la mentalità della stessa maggioranza dei membri delle chiese cristiane.

2. Dopo aver visto la secolarizzazione galoppare nei più svariati ambiti sociali dalla fine del XX secolo nelle società di origine cristiane, ora la vediamo giungere ad uno dei nodi dell’impegno ecclesiale di tutti i secoli: il matrimonio e la famiglia. Nel cosiddetto Occidente ci si sposa sempre meno, le convivenze aumentano esponenzialmente, i figli nati al di fuori di legami in qualche modo riconosciuti aumentano, il divorzio e le separazioni sono realtà quotidiane.

I tentativi di far accettare i matrimoni gay, poi, accrescono di molto la confusione, per quanto le varie forme di riconoscimento civile delle convivenze possano essere pensate come nuove forme di matrimonio.

Non poche chiese cristiane, molte anche tra quelle classiche, hanno abbassato le braccia, avendo nel passato recente riconosciuto ai propri membri la libertà di coscienza in campo morale. Le controversie teologiche circa la impossibilità di fissare anche solo alcune regole morali assolute collegate a beni morali oggettivi, si riverberano sul vissuto morale. O forse il trend della morale vissuta senza tali regole ha portato alle corrispettive teorizzazioni libertarie. Siamo comunque sempre dentro al quadro dell’affermata impossibilità di determinare una morale oggettiva (cristiana o meno) di qualsivoglia genere.
Ricordo un collega tedesco che già 30 anni fa rivendicava seriamente il diritto di torturare qualcuno (un supposto terrorista, per es., che avesse nascosto una bomba in un supermercato) per salvare le probabili vittime di tale attentato.

Il fenomeno dei ‘cristiani adulti’ non è solo cattolico, e neppure italiano. E’  presente in tutte le chiese come conseguenza della perdita di incidenza sociale dei modelli comportamentali e morali tradizionalmente proposti della organizzazioni religiose cristiane. L’individualismo, modello imperante di comportamento, implica anche la libertà di scelta morale. Dove il valore non è più dato dal bene scelto, ma dal semplice fatto che io l’ho scelto liberamente. Quindi la libertà non è più condizione indispensabile dell’atto pienamente umano ma la sua sostanza, la sua essenza.

A livello culturale sono più di due secoli che la cultura ‘avanzata’ attacca apertamente i costumi cristiani. Inizialmente con effetti sporadici (rivoluzione francese), ma con crescente successo nel tempo. Attraverso la scolarizzazione, il controllo legislativo ed i mass media queste élites sociali  ‘radicali e avanzate’ hanno imposto progressivamente di fatto i loro modelli di interpretazione della realtà e di azione morale.

Uno degli scopi finali è di ridurre le chiese sulla difensiva estrema, con la loro esclusione dal dibattito che conta sia esso politico che culturale. In modo che le comunità cristiane diventino sette strane, superminoritarie, e soprattutto non più capaci di essere prese sul serio da una persona colta ed onesta. Lo si vede ad esempio nel dibattito pubblico sui gay. L’omofobia è il marchio con il quale si impedisce ogni libera discussione e con il quale si intimidiscono gli avversari, dichiarati incolti ed moralmente disonesti. Siamo alla pura retorica, cioè ai metodi di convincimento degli altri, mentre il discorso razionale ne è escluso.

E allora ci chiediamo seriamente: nell’e-voluzione del matrimonio verso forme puramente affettive e destinate a durare, quanto di questo aspetto della relazione personale è un trend inarrestabile per le grandi masse?
È legata agli aspetti economici dell’evo-luzione della società capitalista?
Goody e Hobsbawm avevano un po’ (tanto) ragione?

3. Ora la chiesa cattolica ha in corso il suo Sinodo sulla Famiglia.
Il problema maggiore sembra essere come identificare i metodi ed i contenuti per cambiare le norme che erano state difese per secoli all’interno della comunità ecclesiale. Perché, cosa, in base a quali criteri, fino a dove cambiare queste norme codificate ‘definitivamente’ dal Concilio di Trento?  Decentrare i centri decisionali da Roma verso le chiese nazionali fino ai singoli vescovi? Come conciliare le tendenze intraecclesiali  così differenti tra il nord e il sud del mondo? Non si corre il rischio di entrare nella spirale che da decenni lacera la Chiesa Anglicana, divisa tra Inghilterra e USA, da una parte,  e vescovi africani ed asiatici, dall’altra?

Abbiamo sostenuto la storica forma tridentina di matrimonio come essenziale al sacramento stesso: come modificare le future norme senza rinnegare quanto sostenuto insieme a tutta l’autorevolezza del magistero cattolico fino ad ora?

4. Io mi pongo anche il problema dei rapporti intra-ecclesiali, non tanto da un punto di vista dottrinale quanto di sociologia religiosa.
Come accetteranno queste future normative  il clero ed i laici più impegnati finora nella difesa delle posizioni ufficiali? E come reagiranno i coniugi ai quali, secondo le normative vigenti, sono stati rifiutati per anni certi sacramenti, cioè la piena ammissione alla comunità ecclesiale?
È chiaro che tutti i cambiamenti sociali sono dolorosi. Questo delle famiglie lo è tanto più in quanto tocca la sorgente degli affetti più intimi e quindi è potenzialmente destabilizzante della identità relazione delle persone coinvolte.

Quello che è certo è che, come già costatiamo parzialmente, la destabilizzazione della famiglia degli ultimi secoli porterà una destabilizzazione sociale generale, poiché la ‘grande’ società è pur fatta di individui.

5. Gli studi che presentiamo sono molto diversi, ma vogliono essere proprio un tentativo di illustrare solo alcuni aspetti del multifattoriale problema MATRIMONIO/ FAMIGLIA.

I coniugi Urso, psicologi, indicano i termini della difficoltà della comunicazione intrafamiliare.

I coniugi Volpini presentano invece un tentativo originale ed affermato da decenni per superare queste difficoltà, essenzialmente tramite l’aiuto di un gruppo di pari.

L’islamologo Ellul ci presenta problematiche delle famiglie islamiche sia all’interno del loro mondo d’origine sia, ancor più, dei loro rapporti in Occidente sia con le nuove società che con i modelli dai quali provengono.

Mentre Crosthwaite esplora il mondo variegato dei cristiani negli USA, l’esperto di comunicazione informatica P. Padrini esamina il ruolo dei media telematici nella formazione delle famiglie.

Nella rubrica Open Space presentiamo tre contributi di studenti al seminario What a future for the Christian Marriage tenuto nella Facoltà di Teologia dell’Angelicum di Roma nel secondo semestre 2014-2015, la quale hanno partecipato 40 studenti post-graduati provenienti da 15 paesi diversi.

Il Testo Classico è così classico… che non potrebbe esserlo di più! La concezione hegeliana della famiglia, seppur sviluppantesi lungo tutta la carriera del filosofo, è presente in un testo sistematico che esprime tutta la ‘eticità’ del tema ed insieme la sua rilevanza sociale nella Prussia post-napoleonica. Data la posizione molto particolare di Hegel verso la religione ed il cristianesimo, il testo proposto va collocato esplicitamente all’interno del suo sistema di sviluppo della storia come autonomo sviluppo dello spirito assoluto. Quindi ogni estrapolazione (cioè, ogni oscuramento del contesto sistematico) ne altera il significato intesto dall’autore.

6. Alla fine di questo percorso di preparazione di questo quaderno di OIKONOMIA e soprattutto del seminario di ricerca cui si è accennato, ritengo di non essere in grado di formulare nessuna pista di sviluppo del ‘conglomerato’ matrimonio cristiano. Il che vuol dire: non sono in grado di esprimere solo preferenze e sentimenti ma non di esporre qualche cosa di razionalmente fondato, cioè supportato da solidi argomenti empirici o anche filosofici.

La storia del matrimonio – non c’è bisogno di dimostrarlo – è una parte importante della vita sociale ed anche degli individui. Dare una risposta seria sui prossimi sviluppi sarebbe come voler prevedere la storia del-l’umanità.
Lo sviluppo sociale del matrimonio in Occidente è imprevedibile in quanto estremamente multifattoriale. Per identificare i fattori causali principali è necessaria una teoria generale della società, come ha fatto J. Goody tramite il marxismo classico.
I criteri cristiani sono altri, da aggiungere, dopo cernita, ai fattori socialmente verificabili. Ma anche i principi sociologici sono tutti verificabili, totalmente verificabili?
Il ricorso tradizionale della teologia cattolica alla teoria della legge naturale è appunto il tentativo di mediare tra principi cristiani propri e la natura umana. Il presupposto è però che la natura umana vada ‘adempiuta’. Il come questo possa avvenire, lo si può solo verificare a posteriori. I principi cristiani e i principi ‘naturali’ possono però servire ad opporsi a sviluppi ‘non naturali’, i matrimoni gay e l’aborto. Ma per la contraccezione non abortiva  o per il divorzio ‘stretto?’

Anche chi è un cristiano credente – e quindi dispone di alcune sicurezze di interpretazione della storia – non ha gli strumenti per una tale impresa di previsione.
Staremo a vedere. E probabilmente non bisognerà attendere a lungo per assistere a svolte importati.

Fonte: http://www.oikonomia.it/index.php/it/384-il-futuro-del-matrimonio-cristiano#sthash.qqQEk4yF.dpuf